giovedì 9 febbraio 2012
martedì 7 febbraio 2012
Mentre mordicchiavo il suo mento ricoperto da una rada barba bruna
dolcemente dissi "Ti mangio".
Automaticamente le labbra della mia mente dissero "Te como".
"Cosa hai detto?"
"Te como... Non ricordi?"
"Ricordo."
"..."
"I eat you"
(disse la mente a se stessa, in un dialogo notturno pronunciato in un'enorme bolla di sapone trasparente.
Vedevo le parole, non le sentivo.
Tacque poi la mente e si assopì.)
dolcemente dissi "Ti mangio".
Automaticamente le labbra della mia mente dissero "Te como".
"Cosa hai detto?"
"Te como... Non ricordi?"
"Ricordo."
"..."
"I eat you"
(disse la mente a se stessa, in un dialogo notturno pronunciato in un'enorme bolla di sapone trasparente.
Vedevo le parole, non le sentivo.
Tacque poi la mente e si assopì.)
venerdì 3 febbraio 2012
Cultura & Natura
Ann Arbor District Library, Michigan
Gli americani di InFORM Studio sono gli autori della nuova ala della Ann Arbor District Library, nella regione dei grandi laghi degli stati Uniti, in Michigan.
Situata a margine di una grande area boschiva, vicino alla città di Ann Arbour, la biblioteca è il risultato di un paziente lavoro di progettazione partecipata, che ha saputo preservare una buona dose di indeterminatezza, senza fretta di chiudere il cerchio e definire ogni spazio. Da un punto di vista architettonico, l'elemento più caratteristico sono i grandi tronchi, usati come pilastri, che percorrono tutta la grande facciata vetrata, dialogando con la scansione regolare di questa.
All'interno si può ammirare un'abile e fantasioso utilizzo del legno di frassino, che dalle elaborate geometrie del pavimento diventa rivestimento, divisorio ed anche elemento decorativo. La luce color miele del legno e la grande vetrata attraverso la quale il bosco è sempre visibile sono gli elementi principali del riuscito rapporto fra edificio e contesto naturale.
Questa nuova ala è poi un modello riuscitissimo di progettazione sostenibile, premiato anche da un riconoscimento dell'AIA, che sfrutta l'irraggiamento e l'illuminazione naturale, regola la temperatura con il suo tetto verde, riutilizza l'acqua piovana e gestisce il raffrescamento estivo con un raffinato sistema di moti convettivi.
All'interno si può ammirare un'abile e fantasioso utilizzo del legno di frassino, che dalle elaborate geometrie del pavimento diventa rivestimento, divisorio ed anche elemento decorativo. La luce color miele del legno e la grande vetrata attraverso la quale il bosco è sempre visibile sono gli elementi principali del riuscito rapporto fra edificio e contesto naturale.
Questa nuova ala è poi un modello riuscitissimo di progettazione sostenibile, premiato anche da un riconoscimento dell'AIA, che sfrutta l'irraggiamento e l'illuminazione naturale, regola la temperatura con il suo tetto verde, riutilizza l'acqua piovana e gestisce il raffrescamento estivo con un raffinato sistema di moti convettivi.
La biblioteca si pone come centro di attrazione di una comunità molto ampia e propone molti servizi che farebbero storcere il naso ai bibiotecari di casa nostra.
E stata infatti una delle prime biblioteche pubbliche in America a sperimentare (con successo) il prestito dei videogiochi per attrarre gli adolescenti e i ragazzi in biblioteca. Ma non si limita a questo, ospitando al proprio interno tornei di vario genere, lezioni di ballo e di cucina, ecc. Questa biblioteca si pone come un luogo flessibile di socializzazione e come una terra di mezzo fra saperi e interessi diversi.giovedì 2 febbraio 2012
Casualità?
E a volte vorresti trovare un senso. Ti ci impegni con tutte le tue forze: non è casuale. Cosa significa poi C-A-S-U-A-L-E ? Che cos'è poi il caso?
Un qualcosa accade perché prima è accaduto un qualcos'altro e prima ancora un altro qualcos'altro e così via, a ritroso all'infinito.
E' tutta una concatenazione insensata di eventi. Tasselli che formano, alla fine, un mosaico imprevisto, non immaginato prima, non progettato. Ogni tassello è spinto, condotto lì e più o meno gentilmente, vi si adagia, occupa quel posto lasciatogli dagli altri, a loro volta condotti lì.
Il disegno nasce disegnandosi.
Nessun artista lo tratteggia.
E così per la mia vita, per la nostra vita.
Si delinea, si auto-delinea man mano che gli eventi accadono, provocandosi a vicenda.
E noi?
Cosa facciamo noi?
Siamo cause degli eventi? Direi di no.
Subiamo gli eventi? Non del tutto.
Partecipiamo più o meno inconsapevolmente a crearli.
La nostra volontà non determina, tuttavia spesso dirime. Non crea, ma spesso contribuisce a creare.
Dinanzi a un accadimento, agisce in un determinato modo, in parte spontaneo e derivante dalla persona -storia personale/esperienze/vissuti, stato mentale/emotivo/fisico/sentimentale del momento- in parte indotto dallo stesso accadimento o anche da fattori/presenze esterne.
Dunque agiamo volontariamente, sì, ma con una volontà che è anche frutto del momento e dell'evento.
Non si tratta affatto di una velata forma di fatalismo o lassismo o nichilismo o più semplicemente di spudorata irresponsabilità (così diffusa oggi), ma di realistica consapevolezza delle potenzialità e dei limiti della volontà e dell'agire volontario dell'essere umano.
L'uomo è condannato alla libertà -diceva Sartre-
Verissimo.
Nasciamo. Non possiamo opporci a ciò.
Siamo nel mondo e non possiamo non esserci.
Dobbiamo agire "liberamente" ossia responsabilmente e consapevolmente del fatto che il nostro agire sia de-finalizzato e de-sensato (o meglio in-sensato).
La mia riflessione su questo caposaldo dell'esistenzialismo sartriano mi ha condotta alla mia peculiare concezione della vita e dell'agire umano (su esposta), che da anni ormai si riverbera nella mia esistenza in-sensata, ma consapevole.
E così agisco agita.
E reagisco ad azioni e reazioni.
E le mie (re)azioni sono tuttavia dettate dal momento esterno (circostanze/agenti/situazioni) e dal momento interno (miei stati/emozioni/umori/sentimenti).
E quanto più l'accadimento è inatteso tanto più la mia capacità reattiva è messa alla prova.
L'imprevisto spiazza e pone l'io davanti a una circostanza non prevista/prevedibile. La reazione è difficilmente prevedibile, ma tuttavia anche in questo caso incentivata dall'accadimento.
Ma forse sto teorizzando l'inteorizzabile e sto ragionando sul vivibile.
Mi sembra di ri-ragionare come sette anni fa ormai, quando si parlava con il mio caro amico Damiano di livelli e piani del discorso, di senso e non senso, di vita.
Anestetizzata per sei anni nella mia riflessione esistenziale, la ritrovo oggi intatta e immutata. Monologante perché con chi parli di esistenza?! Chi trascorre del tempo a parlare di esistenza e teoria, filosofia dell'esistenza con me?
Nessuno direi.
Le donne pensano alla moda e ai tipi che non se le filano o le tradiscono o muoiono dietro di loro, ma loro ovviamente non li vogliono, perché inseguono lo stronzo che non le vuole.
Gli uomini parlano di calcio e musica e lavoro (o di assenza di lavoro) o ci provano o ti raccontano della tipa che non li vuole o che è puttana e li tratta male, li tradisce -poi vai a vedere quante volte l'hanno tradita loro, ma questo, no per carità, non te lo dicono!-
E l'esistenza umana, che è alla base di tutto ciò, non va discussa, anzi di che parliamo, scusa? Ma che seghe mentali ti fai tu? pensi troppo, vivi! Ma sì, viviamo senza sapere come e perché. Andiamo avanti come se ci avessero dato la corda, girato la chiavetta conficcata tra le scapole per farci avanzare di dieci passi e poi rigirarla e così avanti per giorni e mesi e anni. E poi? chi siamo? cosa siamo? cosa vogliamo? dove andiamo? e soprattutto P-E-R-C-H-E' ?
Ci siamo mai fermati a chiederci il perché di ciò che facciamo / siamo?
Non credo.
E
PERCHE'?
(perché chiedersi PERCHE' fa paura a tutti,
perché un perché non lo abbiamo
o forse non c'è)
Un qualcosa accade perché prima è accaduto un qualcos'altro e prima ancora un altro qualcos'altro e così via, a ritroso all'infinito.
E' tutta una concatenazione insensata di eventi. Tasselli che formano, alla fine, un mosaico imprevisto, non immaginato prima, non progettato. Ogni tassello è spinto, condotto lì e più o meno gentilmente, vi si adagia, occupa quel posto lasciatogli dagli altri, a loro volta condotti lì.
Il disegno nasce disegnandosi.
Nessun artista lo tratteggia.
E così per la mia vita, per la nostra vita.
Si delinea, si auto-delinea man mano che gli eventi accadono, provocandosi a vicenda.
E noi?
Cosa facciamo noi?
Siamo cause degli eventi? Direi di no.
Subiamo gli eventi? Non del tutto.
Partecipiamo più o meno inconsapevolmente a crearli.
La nostra volontà non determina, tuttavia spesso dirime. Non crea, ma spesso contribuisce a creare.
Dinanzi a un accadimento, agisce in un determinato modo, in parte spontaneo e derivante dalla persona -storia personale/esperienze/vissuti, stato mentale/emotivo/fisico/sentimentale del momento- in parte indotto dallo stesso accadimento o anche da fattori/presenze esterne.
Dunque agiamo volontariamente, sì, ma con una volontà che è anche frutto del momento e dell'evento.
Non si tratta affatto di una velata forma di fatalismo o lassismo o nichilismo o più semplicemente di spudorata irresponsabilità (così diffusa oggi), ma di realistica consapevolezza delle potenzialità e dei limiti della volontà e dell'agire volontario dell'essere umano.
L'uomo è condannato alla libertà -diceva Sartre-
Verissimo.
Nasciamo. Non possiamo opporci a ciò.
Siamo nel mondo e non possiamo non esserci.
Dobbiamo agire "liberamente" ossia responsabilmente e consapevolmente del fatto che il nostro agire sia de-finalizzato e de-sensato (o meglio in-sensato).
La mia riflessione su questo caposaldo dell'esistenzialismo sartriano mi ha condotta alla mia peculiare concezione della vita e dell'agire umano (su esposta), che da anni ormai si riverbera nella mia esistenza in-sensata, ma consapevole.
E così agisco agita.
E reagisco ad azioni e reazioni.
E le mie (re)azioni sono tuttavia dettate dal momento esterno (circostanze/agenti/situazioni) e dal momento interno (miei stati/emozioni/umori/sentimenti).
E quanto più l'accadimento è inatteso tanto più la mia capacità reattiva è messa alla prova.
L'imprevisto spiazza e pone l'io davanti a una circostanza non prevista/prevedibile. La reazione è difficilmente prevedibile, ma tuttavia anche in questo caso incentivata dall'accadimento.
Ma forse sto teorizzando l'inteorizzabile e sto ragionando sul vivibile.
Mi sembra di ri-ragionare come sette anni fa ormai, quando si parlava con il mio caro amico Damiano di livelli e piani del discorso, di senso e non senso, di vita.
Anestetizzata per sei anni nella mia riflessione esistenziale, la ritrovo oggi intatta e immutata. Monologante perché con chi parli di esistenza?! Chi trascorre del tempo a parlare di esistenza e teoria, filosofia dell'esistenza con me?
Nessuno direi.
Le donne pensano alla moda e ai tipi che non se le filano o le tradiscono o muoiono dietro di loro, ma loro ovviamente non li vogliono, perché inseguono lo stronzo che non le vuole.
Gli uomini parlano di calcio e musica e lavoro (o di assenza di lavoro) o ci provano o ti raccontano della tipa che non li vuole o che è puttana e li tratta male, li tradisce -poi vai a vedere quante volte l'hanno tradita loro, ma questo, no per carità, non te lo dicono!-
E l'esistenza umana, che è alla base di tutto ciò, non va discussa, anzi di che parliamo, scusa? Ma che seghe mentali ti fai tu? pensi troppo, vivi! Ma sì, viviamo senza sapere come e perché. Andiamo avanti come se ci avessero dato la corda, girato la chiavetta conficcata tra le scapole per farci avanzare di dieci passi e poi rigirarla e così avanti per giorni e mesi e anni. E poi? chi siamo? cosa siamo? cosa vogliamo? dove andiamo? e soprattutto P-E-R-C-H-E' ?
Ci siamo mai fermati a chiederci il perché di ciò che facciamo / siamo?
Non credo.
E
PERCHE'?
(perché chiedersi PERCHE' fa paura a tutti,
perché un perché non lo abbiamo
o forse non c'è)
Mi manca a volte il mio vecchio Equilibrio
che non ho più.
Anche in presenza di uno nuovo,
sento
imperante e possente
la mancanza di quello vero, del mio Equilibrio di sempre
che poi era anche una potente fonte di instabilità,
ma pur sempre la mia àncora, bussola, nord verso il quale orientare i miei passi.
Mi manca
perché sono io costitutivamente carente
o perché è lui per me fondante?
che non ho più.
Anche in presenza di uno nuovo,
sento
imperante e possente
la mancanza di quello vero, del mio Equilibrio di sempre
che poi era anche una potente fonte di instabilità,
ma pur sempre la mia àncora, bussola, nord verso il quale orientare i miei passi.
Mi manca
perché sono io costitutivamente carente
o perché è lui per me fondante?
domenica 29 gennaio 2012
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