"Non dimenticare che la causa del tuo presente è il tuo passato
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente"
(Pablo Neruda, 1904-'73)
Agiamo, dunque, per costruire il nostro presente
e gettare le fondamenta per il nostro futuro.
Almeno proviamoci.
domenica 29 gennaio 2012
sabato 28 gennaio 2012
Illuminazione serale
Ieri sera ho avuto un'illuminazione: me stessa.
No no, non sto dicendo che io sono la luce, anzi! Sono sempre stata e sono anche ora le tenebre più totali!
Ma ho avuto un'illuminazione mentre ero seduta al tavolo con i miei amici. Parlavano ma a un tratto non li ho più sentiti. Sentivo me. Ho rivisto me. La me di un tempo che nell'ultimo periodo -che non sono in grado di definire precisamente- non vedevo più, era sparita, mutata, sepolta sotto strati e strati di me nuova e forse peggiore-ma-comunque-diversa.
Ho rivisto la me di un tempo e mi è piaciuta molto di più della me di oggi.
Illuminazione.
Non sono ciò che sono diventata, ma ciò che ero.
E posso tornare a essere ciò che ero proprio attraverso ciò che sono diventata, con più consapevolezza di prima.
Una vera illuminazione serale.
No no, non sto dicendo che io sono la luce, anzi! Sono sempre stata e sono anche ora le tenebre più totali!
Ma ho avuto un'illuminazione mentre ero seduta al tavolo con i miei amici. Parlavano ma a un tratto non li ho più sentiti. Sentivo me. Ho rivisto me. La me di un tempo che nell'ultimo periodo -che non sono in grado di definire precisamente- non vedevo più, era sparita, mutata, sepolta sotto strati e strati di me nuova e forse peggiore-ma-comunque-diversa.
Ho rivisto la me di un tempo e mi è piaciuta molto di più della me di oggi.
Illuminazione.
Non sono ciò che sono diventata, ma ciò che ero.
E posso tornare a essere ciò che ero proprio attraverso ciò che sono diventata, con più consapevolezza di prima.
Una vera illuminazione serale.
The Pleasure Principe, Portrait of Edward James, 1937
giovedì 26 gennaio 2012
Considerazioni su un dramma a tanti atti
Una serie di "successi" accademici può compensare un unico grandissimo insuccesso: la vita?
Mi sento così: come una successione senza soluzione di continuità di successi accademici, scolastici, quasi rituali dovuti nella vita di una giovane studentessa. E basta. Non sono altro. O meglio sono tanto altro. Una serie altrettanto lunga di insuccessi. O meglio un unico grandissimo insuccesso: tutta la mia vita. Tutto il resto della mia vita. Ossia quasi tutto. Amicizia, Famiglia, Amore, Equilibrio...
E quando ti rendi conto di una cosa del genere cosa fai? Cosa puoi fare?
La risposta immediata e più "facile" sarebbe: "Ammazzati, no?!"
Ma anche qui ho riportato un insuccesso, anzi almeno due insuccessi. L'ultimo dei quali era un quasi successo.
Claudia sei matta. Tutta matta stamattina. O meglio depressa. Ecco l'aggettivo più attuale del momento: DEPRESSO. Troppo stress, la vita d'oggi è frenetica, stressante, non lascia spazio al pensiero. E meno male! Se no figurati quanto altro avrei modo di pensare!
Ad ogni modo, no, non sono depressa, ma sufficientemente realistica, considerando il mio presente.
Tempo fa postai qui un intervento molto descrittivo di me stessa, della me che ho avuto modo di osservare in questi ultimi anni: sono un ciclone distruttore. Di tutte le cose che incontro durante la mia vita. Di tutte le cose belle, però, perché quelle brutte le cerco e le desidero con tutta me stessa. Una sorta di tendenza autodistruttiva, decisamente opposta al comune conatus sese serbandi tipico e connaturato al genere umano. Perché? Forse perché in fondo non mi voglio bene. Non voglio bene a me stessa? Può essere. E così, anche se inconsciamente mi faccio male. E le cose facili mai. Le respingo come l'acqua l'olio. E le cose difficili sempre. Le attiro come calamita il ferro. -e uso il termine genericissimo e indefinito "cose" per designare qualsiasi tipo di cosa, vivente e non, circostanza od oggetto, sentimento o stato emotivo-
E quindi? L'atto estremo del non volersi bene sarebbe -e ci arriviamo di nuovo- la morte. Ma non è neanche così, perché la morte in un certo senso sarebbe una grazia per me da me stessa. Un graziarmi da me stessa. Una liberazione. E no. Il mio masochismo naturale e istintivo non mi permette neanche questo!
Quindi? Torno a dire: E QUINDI? Continuerò per tutta la vita così? A costruire costruzioni di carta o sabbia o materiale appena appena più resistente per poi buttarle giù con un sol soffio e una rapidità comune a pochissimi?
Sarà mai una vita questa? O piuttosto un dramma a tanti atti?
Mi sento così: come una successione senza soluzione di continuità di successi accademici, scolastici, quasi rituali dovuti nella vita di una giovane studentessa. E basta. Non sono altro. O meglio sono tanto altro. Una serie altrettanto lunga di insuccessi. O meglio un unico grandissimo insuccesso: tutta la mia vita. Tutto il resto della mia vita. Ossia quasi tutto. Amicizia, Famiglia, Amore, Equilibrio...
E quando ti rendi conto di una cosa del genere cosa fai? Cosa puoi fare?
La risposta immediata e più "facile" sarebbe: "Ammazzati, no?!"
Ma anche qui ho riportato un insuccesso, anzi almeno due insuccessi. L'ultimo dei quali era un quasi successo.
Claudia sei matta. Tutta matta stamattina. O meglio depressa. Ecco l'aggettivo più attuale del momento: DEPRESSO. Troppo stress, la vita d'oggi è frenetica, stressante, non lascia spazio al pensiero. E meno male! Se no figurati quanto altro avrei modo di pensare!
Ad ogni modo, no, non sono depressa, ma sufficientemente realistica, considerando il mio presente.
Tempo fa postai qui un intervento molto descrittivo di me stessa, della me che ho avuto modo di osservare in questi ultimi anni: sono un ciclone distruttore. Di tutte le cose che incontro durante la mia vita. Di tutte le cose belle, però, perché quelle brutte le cerco e le desidero con tutta me stessa. Una sorta di tendenza autodistruttiva, decisamente opposta al comune conatus sese serbandi tipico e connaturato al genere umano. Perché? Forse perché in fondo non mi voglio bene. Non voglio bene a me stessa? Può essere. E così, anche se inconsciamente mi faccio male. E le cose facili mai. Le respingo come l'acqua l'olio. E le cose difficili sempre. Le attiro come calamita il ferro. -e uso il termine genericissimo e indefinito "cose" per designare qualsiasi tipo di cosa, vivente e non, circostanza od oggetto, sentimento o stato emotivo-
E quindi? L'atto estremo del non volersi bene sarebbe -e ci arriviamo di nuovo- la morte. Ma non è neanche così, perché la morte in un certo senso sarebbe una grazia per me da me stessa. Un graziarmi da me stessa. Una liberazione. E no. Il mio masochismo naturale e istintivo non mi permette neanche questo!
Quindi? Torno a dire: E QUINDI? Continuerò per tutta la vita così? A costruire costruzioni di carta o sabbia o materiale appena appena più resistente per poi buttarle giù con un sol soffio e una rapidità comune a pochissimi?
Sarà mai una vita questa? O piuttosto un dramma a tanti atti?
domenica 22 gennaio 2012
Il passato presente
La camera di Van Gogh ad Arles
E come la madeleine
una sola parola
nero su bianco
sa evocare
odori
suoni
sensazioni epidermiche
ormai sopite.
Il passato non passa
pur passato, resta
come passato, fermo
passato rispetto al presente
nel presente, passato.
mercoledì 18 gennaio 2012
Me sbagliata
Ritratto di Dora Maar - Pablo Picasso
Ho capito una cosa di me:
sono ingenua,
sono buona,
troppo buona
direi anche a tratti stupida.
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