lunedì 18 novembre 2013

Cambiamenti


Tenuta a distanza


dopo essere stata a lungo avvolta

coccolata

talvolta un po' stretta

ma mai 

allontanata.



sabato 9 novembre 2013

Estremi - tà



L'ago della mia bilancia
al centro 
non vuole proprio stare.

Destra
o
Sinistra

Estremità
inavvicinabili
in un equilibrio 
increato
increabile
instabile

sempre 
e 
comunque
al di là
di ogni
pensiero
volontà
proposito
fedeltà
a 
un'idea
a 
un ideale
a 
un valore

ma cos'è poi un valore?

e che valore ha poi un'idea?
e un ideale?

Istinto
e
Ragione
lottano 
in eterno

Titani
invincibili
e inarrestabili
sul terreno
del mio 
Io.


martedì 5 novembre 2013

Scrivendo Immagini


Inaspettato
neanche poi così tanto

due parole

un pensiero

uno squarcio

nel silenzio

bianconero

il mio pensiero

chiaroscuro

il tuo discorso

ParolePensieriImmaginiSuoni


nella tua
Scrittura Muta 
nelle mie
Foto Incolori


domenica 3 novembre 2013

Heimlich/Unheimlich


Mai nata.

La fiducia originaria, viscerale, primordiale, la certezza che la terra sia sempre sotto i miei piedi, che non si apra all'improvviso un burrone, di non cadere. Mai avuta.


Dicono che nasca nel rapporto con la madre. Forse lì non è nata. Forse qualcosa è andato storto, forse un anello nella mia catena madre-figlia è mancato o si è rotto, spezzato, aperto.


O forse no. Non lo so. Ciò che so è che non c'è. Manca quella certezza di poter camminare sulla terra, di poter mettere un passo dietro l'altro, sempre in avanti. Manca quella fiducia nell'altro. Nella sua presenza, costanza, perseveranza.


E poi, io lo so che manca. Così provo ad averla, a costruirla, a colmare la mancanza.


Ma...


L'altro all'improvviso viene meno, la certezza sparisce, la terra frana, il mio passo poggia sul vuoto, non trova la terra e il mio corpo vacilla, la mia mente si smarrisce.


E io penso "Meglio non averla, quella fiducia totale e incondizionata nelle persone e nelle cose, perché tanto all'improvviso viene meno e mi lascia cadere per terra, anzi sprofondare nel burrone, senza appigli".


E allora: sarà il mio destino non avere quella fiducia primordiale dell'uomo nella terra, nella vita, nella madre, nell'altro, in se stesso.


Sarà il mio destino non crederci-crederci-provarci-smarrirmi-cadere-rialzarmi-ricadere-disperarmi-ripartire-bruciarmi-ricostruirmi.


Essere un'Araba Fenice che muore e rinasce dalle sue ceneri.


Destino logorante, stancante, demotivante, defatigante.



sabato 26 ottobre 2013

A c c e s s I

Immenso
ciò che c'è dietro ogni mia 
azione
parola
sguardo
idea
tono
sorriso
lacrima

Inaccessibile
alla gente 
comune
banale
frenetica
cieca
logorroica
egocentrica
visibile
risibile
normale
insana

Instabile
un equilibrio
mai nato
assente
anelato
pregato

scacciato

perso
sommerso
afferrato
lanciato
calpestato
maltrattato
sospirato
vissuto
scampato

Amareggiata
Cauterizzata
Colpevolizzata
Edulcorata
Sobillata
Sostenuta
Immunizzata

Accessi 
Mancati
Perduti
MaiEsistitiMaSempreAnelati

RicercaCostanteDiUnaComprensioneAssente


martedì 23 ottobre 2012

Il Principio del 'meglio sì che no'

Perché no?
Esiste oggi un motivo per dire 'no' a qualcosa? Per rinunciare a qualcosa -tendenzialmente non nocivo né lesivo, ma di frequente non vantaggioso, il più delle volte indifferente-?

Dire di no a qualcosa è oggi perdere qualcosa, mancare un'occasione, un'opportunità, della serie 'ogni lasciata è perduta', come diceva mia nonna, o, più elegantemente, un'esortazione al carpe diem oraziano.

Ma poi si tratta davvero di perdite?

Sembra quasi che manchi la fase di riflessione sull'oggetto della perdita e sul suo reale -forse soggettivo, ma pur sempre reale- valore della cosa.
Prima di parlare di perdita, ci si interroga su ciò che si sta perdendo? Ha davvero un valore per sé?
Sì? Che valore?

Se poi in ballo c'è un prezzo per la non-perdita, l'oggetto in questione vale quel prezzo?


Si fanno ancora delle valutazioni e dei bilanci nella vita, dinanzi a delle scelte, oggi, oppure no?

O meglio, le scelte sono davvero scelte
o
si agisce come automi, di fatto subendo le proprie
apparenti-scelte-reali-automatismi-quotidiani-dettati-da-un-vorace-attaccamento-alla-vita-e-timore-della-morte-quotidiana-o-forse-della-noia-quotidiana-divorante-autoalimentantesi?


domenica 14 ottobre 2012

Evasione realizzante

Succede sempre così: nei momenti più difficili, quando non so proprio che via scegliere tra le due che mi si aprono dinanzi, mi getto a capofitto nello studio. 
Diventa il mio rifugio e la mia ragione di vita, proprio come lo era un tempo, agli inizi del mio ormai ventennale iter studiorum.
Perché in fondo studiare mi piace. Mi dà la sensazione -difficilmente raggiungibile, per me, insoddisfatta cronica di tutto, di tutti, ma soprattutto di me stessa- di fare davvero qualcosa, di raggiungere un traguardo, di non essere una cosa gettata nel mondo e inutile a sé e agli altri. 
Così macino pagine, ne riempio altre di segni blu e colorati, acquisisco nozioni -che forse perderò domani, ma che per oggi sono incamerate-, eseguo compiti, non penso ad altro.
Ecco il vero obiettivo di queste fasi: non pensare ad altro. 
Lo studio come distrazione dalla vita.
Lo studio come rifugio in me stessa.

Lo studio come evasione realizzante.

Vado a studiare!